Editoriale

Insonnia da ansia

Insonnia da ansia

Perché la mente non si spegne e come ritrovare il sonno

Siamo stanchi, ma facciamo sempre più fatica a spegnerci.
La giornata finisce, il corpo cerca riposo, ma la mente continua a lavorare: impegni da ricordare, problemi da risolvere, preoccupazioni per il futuro.

È ciò che comunemente chiamiamo insonnia da ansia: non una diagnosi specifica, ma una condizione in cui ansia, stress e pensieri ricorrenti possono rendere più difficile addormentarsi o mantenere un sonno continuo.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, proprio stress e ansia sono tra le cause più frequenti dell’insonnia.

Ma cosa succede quando questa difficoltà non riguarda più soltanto qualche notte isolata? E quanto il contesto in cui viviamo può contribuire a mantenerci in uno stato di continua attivazione?

In Italia dormire male riguarda milioni di persone

Il sonno è sempre più considerato una componente fondamentale della salute e non semplicemente una parentesi tra una giornata e l’altra.

Nell’aprile 2026, un Policy Paper dedicato all’insonnia cronica, presentato a Roma con il contributo dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, ha proposto di riconoscere il disturbo come una priorità di salute pubblica.

Secondo i dati riportati nel documento, in Italia l'impatto dell’insonnia cronica può coinvolgere fino a 13,4 milioni di persone, con conseguenze che non riguardano esclusivamente le ore trascorse svegli durante la notte. L’insonnia può infatti incidere su molti aspetti del giorno, sulla concentrazione, sull’umore, sulla produttività e, più in generale, sulla qualità della vita. Leggi l'approfondimento dell'AUSL di Bologna

È importante, però, distinguere l’insonnia cronica, che rappresenta una condizione clinica, dal più ampio fenomeno del dormire poco o male. Non tutte le persone che hanno un sonno insufficiente soffrono infatti di insonnia.

Un italiano su tre dorme troppo poco

Se allarghiamo lo sguardo alla quantità e alla qualità del sonno, il fenomeno assume dimensioni ancora maggiori.

I dati riportati dall’Istituto Superiore di Sanità, sulla base di uno studio condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana, indicano che quasi un italiano su tre dorme sei ore o meno per notte, mentre circa una persona su sette giudica insoddisfacente la qualità del proprio sonno.

Nello studio, una durata uguale o inferiore alle sei ore veniva considerata insufficiente. Complessivamente, il 30% degli intervistati rientrava in questa condizione e il 14% descriveva il proprio sonno come qualitativamente basso o molto basso. Consulta i dati dell'Istituto Superiore di Sanità

Sono dati che suggeriscono quanto dormire male non possa più essere considerato un fenomeno marginale.

E pongono una domanda più ampia: perché, in una società che dedica sempre più attenzione al benessere, riuscire a disconnettersi sembra a volte così difficile?

Ansia e sonno: perché la mente continua a correre?

Alcune delle domande più comuni prima di addormentarci sono:

  • “Cosa devo fare domani?”
  • “Avrò dimenticato qualcosa?”
  • “E se succedesse…?”
  • “Perché non riesco ancora a dormire?”

Quando arriva la sera, gli stimoli esterni diminuiscono. Proprio in quel momento pensieri e preoccupazioni possono diventare più presenti.

Per addormentarci abbiamo bisogno di ridurre gradualmente il nostro livello di attivazione. Ansia e stress possono invece mantenere la mente in una condizione di allerta: continuiamo ad analizzare problemi, anticipare scenari o ripercorrere ciò che è accaduto durante la giornata.

In questo modo può instaurarsi un vero e proprio circolo vizioso: la preoccupazione rende più difficile addormentarsi, dormire poco aumenta la stanchezza e la vulnerabilità allo stress e, a sua volta, questa condizione può alimentare nuove preoccupazioni legate al sonno.

A volte, inoltre, è proprio il pensiero di dover riuscire a dormire a creare ulteriore tensione. Controllare spesso l’orologio o calcolare quante ore mancano alla sveglia può aumentare l’attivazione mentale e trasformare il momento del riposo in una nuova fonte di ansia.

Perché oggi facciamo più fatica a disconnetterci?

Viviamo in un tempo che sembra fare fatica a spegnersi. Lo smartphone ci accompagna dalla mattina alla sera e ha progressivamente ridotto la distanza tra momenti della giornata che un tempo erano più separati. Il lavoro può seguirci anche fuori dall’ufficio, le conversazioni continuano attraverso messaggi e notifiche e le informazioni sono disponibili senza interruzione.

A questa condizione di connessione costante si aggiungono diverse fonti di incertezza che caratterizzano il periodo storico: economia, lavoro, conflitti internazionali, trasformazioni tecnologiche e cambiamento climatico.

Questo non significa che tali fenomeni causino direttamente insonnia, ma possono contribuire a creare un contesto in cui preoccupazione, stress e sensazione di instabilità trovano maggiore spazio. Leggi la ricerca Ipsos sulle aspettative per il 2026

Anche la preoccupazione per l’ambiente è diventata oggetto di attenzione scientifica. L’ISS parla di ecoansia per descrivere una preoccupazione persistente legata ai cambiamenti climatici, al degrado degli ecosistemi e alle possibili conseguenze future, particolarmente rilevante nelle generazioni più giovani. Approfondisci il tema dell’ecoansia su Epicentro ISS

Più che “medicalizzare” il nostro tempo, quindi, è utile riconoscere quanto sia diventato difficile creare una reale discontinuità tra attività, informazioni e riposo. Per questo, soprattutto la sera, diventa importante ricostruire un confine tra il giorno e la notte, tra connessione e disconnessione.

Come calmare la mente prima di dormire?

Il sonno non si può forzare. Possiamo però creare le condizioni per prepararlo.

L’Istituto Superiore di Sanità suggerisce alcune semplici abitudini: mantenere orari il più possibile regolari, dedicare un momento al rilassamento prima di coricarsi e limitare smartphone, tablet e computer nelle fasi che precedono il sonno.

Quando a tenerci svegli sono soprattutto i pensieri, può essere utile anche scrivere preoccupazioni, impegni e possibili soluzioni prima di andare a letto. Metterli nero su bianco aiuta a rimandarne l’elaborazione al giorno successivo, invece di portarli con sé sotto le coperte.Leggi i consigli dell’ISS per favorire il sonno

Creare una routine serale significa, in fondo, inviare progressivamente a corpo e mente un messaggio semplice: la giornata è finita, ora può iniziare il tempo del riposo.

Quando l’insonnia richiede l’aiuto di un professionista?

Una notte difficile ogni tanto è comune. Se invece la difficoltà ad addormentarsi, i risvegli o il sonno poco ristoratore persistono per settimane o mesi e interferiscono con la vita quotidiana, è importante rivolgersi al proprio medico o a uno specialista dei disturbi del sonno.

Per l’insonnia cronica, le linee guida europee indicano la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I) come trattamento di prima scelta negli adulti.

Consulta le linee guida europee sull’insonnia

Prendersi cura del sonno non significa soltanto dormire più ore. Significa imparare a proteggere il tempo del riposo e creare uno spazio in cui, soprattutto in un mondo sempre connesso, anche la mente possa finalmente rallentare.

Domande frequenti sull’insonnia da ansia

L’ansia può causare insonnia?

Ansia e stress possono interferire con l’addormentamento e con la continuità del sonno. Spesso più fattori contribuiscono contemporaneamente alla difficoltà di dormire.

Come fermare i pensieri quando si va a letto?

Non è necessario cercare di “svuotare” la mente. Può essere più utile creare un momento di decompressione prima di coricarsi, ridurre gli stimoli e annotare pensieri e impegni da affrontare il giorno successivo.

Quando l’insonnia diventa un problema?

Quando le difficoltà di sonno persistono nel tempo e hanno conseguenze sul benessere o sulle attività quotidiane è opportuno parlarne con un professionista.